Chi è stato colpito da un lutto non ha bisogno di commiserazione, il conforto è un’attimo.

La morte di una persona cara porta via l’amore più grande, quelle stupide abitudini, il solo guardarsi.

Rimani solo.

La tua visione della vita cambia prospettiva e paradossalmente s’innesca un meccanismo di liberta’ accompagnata dalla sicurezza del gesto.

Vedi le cose in maniera diversa da come erano o sembravano precedentemente dosandole con la giusta rilevanza e considerazione.

Inizia la tua proggettualità, ritorni a fare ciò che vuoi senza contaminazioni.

La morte di un caro lascia in eredità te stesso.

Bisogna ricomporsi e dare un senso a ciò che ti è successo.

Riparti! O meglio risali.

Questo è successo durante questi ultimi anni con gli incontri dei Gruppi di Mutuo Aiuto.

Condividere il proprio dolore con altri che hanno vissuto ciò che hai vissuto, ognuno con la propria storia, col proprio bagaglio, condividendo momenti di vita presente e in prospettiva.

Sicuramente momenti intensi e intimi.

Ognuno col proprio dolore.

Il dolore!

Puoi decidere di non essere felice ma il dolore lo devi affrontare.

Te lo porti dentro.

Il dolore e connaturale all’uomo e non c’è uomo che non vorredde uccidere il dolore, però bisognerebbe fermarsi.

Fermarsi.

Bisognerebbe prendere esempio dalla natura.

Lei non si manifesta con azioni distruttive ma la sua vera forza sta in uno stelo d’erba e in un semplice fiorellino che vengono nutriti da questa immensità che è la vita.

Al dolore bisogna voler bene.

Come la persona che te lo ha provocato e se ci pensi bene è la sola cosa che ti lega ancora a chi ti ha lasciato.

Raffaele